Annalisa Gimmi (a cura di), Il mestiere di leggere. La narrativa italiana nei pareri di lettura della Mondadori (1950-1971), Milano, Il Saggiatore - Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori, 2002, pp. 320, € 18
di Manuela Mellini

 

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Nonostante titolo e sottotitolo siano piuttosto pretenziosi, il volume curato dalla Gimmi offre effettivamente uno spaccato interessante della narrativa nata e sviluppatasi, dagli anni Cinquanta ai Settanta, in seno alla casa editrice che già si era posta, più delle altre, in una posizione di predominio: mamma Mondadori, quella di Arnoldo, che all'epoca poteva vantare collaboratori del calibro di Vittorini, Gallo, del Buono e Sereni. «L'identità editorial-letteraria infatti è tipica di una fase storica che inizia nell'Ottocento e che nel Novecento vien trovando i suoi esiti più compiuti: quando l'editore si presenta come una individualità sempre più definita, un vero editore protagonista (Arnoldo Mondadori o Valentino Bompiani o Giulio Einaudi o altri), capace di imprimere una forte personalizzazione al suo progetto e all'intero processo che va dalla scelta del testo alla veicolazione del prodotto […]; quando per vari decenni l'autore Einaudi o l'autore Garzanti, l'autore Mondadori o l'autore Rizzoli non si possono in alcun modo confondere tra loro (e quando può accadere lo stesso per il lettore)».1 Una Mondadori, quindi, dalla spiccata personalità: la linea editoriale prevalente era quella di andare incontro al più vasto gusto del pubblico, rispondendo alle esigenze della maggioranza per guadagnarsi l'utenza più vasta possibile (con la regola di astenersi sempre da prese di posizione politiche troppo marcate e radicali, soprattutto se controcorrente).
Il libro, di per sé, è indubbiamente interessante e curioso perché mostra un passaggio imprescindibile - e solitamente segreto - del lavoro editoriale. I pareri di lettura, infatti, hanno caratteristiche specifiche che li rendono un genere a sé stante: come tutte le scritture di servizio, sono nati per restare all'interno delle case editrici e spesso presentano battute di spirito, paradossi, talvolta volgarità; sono redatti in tono colloquiale, a volte su schede prestampate, ma normalmente sono righe scritte su fogli bianchi, senza intestazione. Le annotazioni cronologiche sono vaghe o inesistenti, spesso limitate all'anno. Alcuni pareri sono anonimi, altri firmati, altri ancora marcati con le sole iniziali del lettore. Solo dopo il Cinquanta tendono a diventare più formali e ufficiali. Frequentemente i compilatori sono funzionari interni alla casa editrice, talvolta collaboratori esterni. I 120 pareri qui raccolti, relativi agli anni fra il 1950 e il 1971, contribuiscono a tracciare una storia della casa editrice (tra l'altro ben raccontata dall'autrice nell'introduzione): l'arrivo - o, meglio, il rientro - di Vittorini nel 1949 e fino al 1966; la competenza di Vittorio Sereni, entrato nel 1958 come direttore editoriale, a sostituire Alberto, "figlio ribelle"; la professionalità di Nicola Gallo, che riesce a ridare importanza alla sede romana, prima utilizzata solo come ufficio stampa; la presenza di Alcide Paolini, a partire dal 1964, sono tutti dati che segnano tappe importanti per l'azienda, al cui vertice regna, sovrano incontrastato, Arnoldo Mondadori.
Il criterio temporale di scelta dei pareri da pubblicare è immediato quindi per quanto riguarda la conclusione: la morte di Arnoldo, nel 1971, segna, concretamente e forse ancor più idealmente, una netta cesura tra due mondi e tra due modi diversi di concepire l'editoria, e la fine della generazione di editori protagonisti di cui si parlava sopra. La scelta del 1950 come anno d'inizio è dovuta alla difficoltà pragmatica di reperire pareri di lettura precedenti, non conservati in gran numero o comunque scarsamente presenti nel Fondo autori della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori,2 ma anche a un passaggio importante nella vita dell'azienda: nel 1950 infatti la Mondadori si trasferisce nella nuova sede di via Bianca di Savoia, trasferimento che è anche il simbolo di un ritorno alla quiete, di un ritrovato equilibrio dopo la guerra.
La curatrice ha cercato di offrire una panoramica il più possibile ampia e dettagliata, quindi ha preferito il numero degli autori all'inserimento di più pareri dello stesso autore. Ove ci fossero più pareri per la stessa opera, ne sono stati scelti solo alcuni: i più esemplari e meglio argomentati.3 Ogni parere è accompagnato da una descrizione delle caratteristiche della scheda di lettura (testo dattiloscritto o manoscritto, eventuali annotazioni o sottolineature, firma autografa o meno), da alcune note al testo e dal richiamo ad altri pareri dello stesso autore.
Se la lettura di questi testi è di per sé un'esperienza originale e particolare, non priva di fascino, il gran merito del volume sta nella ricchezza di appendici, apparati e indici, che, oltre a fornire preziose indicazioni agli interessati, danno un'idea aperta e costantemente in fieri della cultura e della conoscenza del mondo editoriale, a sottolineare come un libro non debba essere un oggetto a sé stante, ma una parte di un progetto. Oltre a una paginetta molto politically correct sui criteri di scelta dei pareri proposti, alla vasta introduzione già segnalata, all'indice dei nomi e dei titoli e a quello dei lettori, è presente anche una bibliografia piuttosto accurata e, soprattutto, un elenco completo dei pareri di lettura del Fondo autori della Fondazione Mondadori. A voler essere pignoli, si possono trovare due nei in questa pubblicazione: la totale assenza di immagini (sarebbe stato interessante vedere com'erano organizzate le schede, o leggere i giudizi direttamente dalla penna di Vittorini o Ravegnani e via dicendo) e l'assenza di pareri completamente negativi, che abbiano portato al totale rifiuto dell'opera. Nel primo caso, si deve segnalare che l'uscita del volume nelle librerie è stata affiancata dall'uscita di un magazine consultabile on line dal sito della Fondazione Mondadori,4 che includeva numerose riproduzioni di pareri di lettura, stavolta italiani e stranieri e non solo di narrativa. La seconda questione invece resta più o meno aperta: la scelta è dipesa dall'effettiva e comprensibile inutilità di consultare pareri dedicati a opere mai pubblicate e quindi, in un certo senso, "indifese". Ma la curiosità resta.

 

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