Carlo Santoli
L'identità europea del Teatro francese di Gabriele D'Annunzio

Torna all'indice completo del numero Mostra indice delle sezioni Inserisci testata


Sommario
I.
II.
III.
IV.
La rivoluzione teatrale dannunziana
Una mitografia della messa in scena
Bakst e D'Annunzio tra Grecia, Roma e Medioevo
Il teatro di D'Annunzio come espansione spirituale dell'io



§ II. Una mitografia dellamessa in scena

I. La rivoluzione teatrale dannunziana

L'originalità del teatro francese di D'Annunzio deve essere ricercata nella creazione di una rivoluzionaria estetica teatrale.
L'idea era dunque di lavorare sull'arte scenografica di Léon Bakst concepita per Le Martyre de Saint Sébastien, La Pisanelle e Phèdre.
Occorreva intraprendere un nuovo percorso d'indagine ai fini di una più efficace valutazione ermeneutica della composizione testuale e della sua trasposizione figurativa, tentando di dimostrare se il testo e l'immagine assolvessero una funzione di mappa, dove i codici interpretativi fossero rispettivamente le parole e i referenti figurativi.
La ricerca effettuata negli archivi e nelle biblioteche sia francesi che internazionali ha permesso di scoprire una preziosa documentazione consistente in una notevole varietà di articoli, di scritti e materiali iconografici, contribuendo così a dimostrare la novità di quest'arte del tragico.

 

§ III. Bakst e D'Annunzio tra Grecia, Roma e Medioevo Torna all'inizio della pagina

II. Una mitografia della messa in scena

D'Annunzio e Bakst partono da un'esperienza comune fatta in Grecia al fine di sviluppare una propria idea di classicismo, idea che ritroviamo nei Taccuini e negli Appunti di viaggio in Grecia pubblicati a Berlino da Slovo nel 1923. Questi scritti testimoniano delle corrispondenze tematiche inedite, che mettono in evidenza come essi abbiano elaborato una sorta di "mitografia" della messa in scena volta alla bellezza apollinea della forma.
Ispirandosi ai Balletti russi di Sergej Djaghilev,1 D'Annunzio non solo fonda "sulla danza e sulla tecnica del gesto l'espressione drammaturgica",2 ma rivela anche un'eccezionale "capacità di fondere la parte scenografica e coreografica con la composizione musicale, in un'unica sintesi".3
Adottando una definizione di Antonin Artaud, si può parlare di "poesia spaziale", ovvero della creazione di un nuovo linguaggio figurativo, di un "Teatro Totale", che raccorda armoniosamente Occidente e Oriente. Bakst conosce l'arte d'incantare: seguendo le indicazioni di D'Annunzio, egli crea delle suggestioni particolari grazie ai suoi quadri scenici animati da un'atmosfera di poesia e di sogno, volta alla ricerca e al recupero di un'epoca lontana e perduta che lo spettatore, affascinato, rivive virtualmente. Afferma Bakst:

«È con le linee e i colori che io dò vita alle mie emozioni [...]».4

 

§ IV. Il teatro di D'Annunzio come espansione spirituale dell'io Torna all'inizio della pagina

III. Bakst e D'Annunzio tra Grecia, Roma e Medioevo

Ma non si tratta semplicisticamente di un "teatro del colore", sarebbe una definizione limitativa. Considerando le date delle composizioni delle opere (1909: Phèdre; 1910: Le Martyre de Saint Sébastien; 1913: La Pisanelle),5 il teatro francese di D'Annunzio costituisce - a mio avviso - la rappresentazione di tre civiltà storiche: il mondo greco, il mondo romano e il Medioevo.
Si può parlare di una "summa scenica", cronologica e narrativa, tutta consacrata alla rinascita di epopee antiche nonché di una spiritualità cristiana e pagana. Le immagini diventano i codici interpretativi di simboli misteriosi e rivelano significati che vanno aldilà del visibile.
Bakst ricrea l'atmosfera dell'epoca, alla quale D'Annunzio allude nelle sue opere. Nella Pisanelle i quadri scenici evocano infatti le miniature medievali del XIV secolo. Come Monet, Bakst applica la dissolvenza dei colori che, per la mutevole intensità delle vibrazioni luministiche, trasmettono delle emozioni differenti e sempre suggestive.

 

Vai alla fine dell'articolo Torna all'inizio della pagina

IV. Il teatro di D'Annunzio come espansione spirituale dell'io

È un teatro junghiano e proustiano: incentrato sull'inconscio collettivo e connotato da un linguaggio comunicativo in uno stile originale, a metà tra impressionismo ed espressionismo. In quest'opera di Gesamtkunstwerk, eredità diretta di Wagner, il teatro francese di D'Annunzio si colloca a pieno titolo, anticipando un'arte nuova.
La scena teatrale risulta animata dal ritmo vivace delle luci sui colori studiati con il passaggio della luce nella penombra, in cui si racchiude l'intensità drammatica dell'azione. Si assiste ad una "danza del colore", che rinvia ad una composizione sinfonica fatta essenzialmente di accordi cromatici. Si può parlare di "poetica del meraviglioso e del sublime", che suscita, attraverso la magia dei colori e delle sue forme sensuali, stupore e ammirazione nel pubblico.
Il linguaggio figurativo diviene proiezione di un nostos, ovvero di una sorta di cammino dantesco verso un passato leggendario, che lo spettatore può ritrovare, liberandosi dal labirinto dedaleo del suo tempo. Attraverso un'azione purificatrice dell'anima egli può raggiungere l'approdo, recuperare le proprie radici, riscoprire l'autenticità e la purezza originaria delle emozioni.
La visione prospettica dello spazio scenico sottende a questo regressus ad uterum di ascendenza pascoliana, volto al recupero di un tempo antico, in cui la vita risulta ancora possibile.
Si coglie dunque nel teatro francese di D'Annunzio un'espansione spirituale dell'io che trascende la temporalità e la fisicità del reale per sublimarsi in una dimensione storica non immaginata. Attraverso il suo lavoro di ricerca Bakst ha saputo rendere plasticamente l'estetica del meraviglioso e del tragico, in cui si alternano emozioni visive e sensazioni emotive.
Di qui il valore etico ed estetico delle creazioni teatrali dannunziane, che si fanno apprezzare soprattutto per la contaminatio di esperienze ed esiti diversi del mondo classico-orientale e di quello occidentale, dal Medioevo alle Avanguardie storiche del Novecento.
Affrancandosi dall'archeologia e dal rito, il teatro francese di D'Annunzio esprime un messaggio imperituro. La trama compositiva dell'opera scenografica assume una valenza corale. Essa si rivela dialogica, comunicativa, narrante, capace cioè non soltanto di raccontare la storia affascinante di un'epoca, ma di restituirne alla collettività i significati e le suggestioni, le emozioni e le passioni. Scrive il critico d'arte Riccardo Sica:

«La lezione bakstiana, pertanto, si dilata ancora oggi nel mondo della teatralità, come in tante rappresentazioni sperimentali, senza perdere il senso della grande tradizione del balletto russo, recuperando, invece, la dignità della funzione catartica del teatro greco, ed innestandola, per fiorire in nuovi germogli, nell'altrettanto grande tradizione della danza, della musica e del mondo orientale».6


Questa lezione ci permette di penetrare in maniera più approfondita, rispetto all'analisi letteraria del testo, i significati e il messaggio di un'opera, aprendo così nuove ed importanti prospettive di ricerca nell' ambito del teatro novecentesco.

 

Precedente Successivo Scheda bibliografica Torna all'indice completo del numero Mostra indice delle sezioni


Bollettino '900 - Electronic Newsletter of '900 Italian Literature - © 2003

Giugno 2003, n. 1