Note: 1 Il cinema di Loach, in questo senso, fa proprie questioni quali la mondializzazione e deterritorializzazione che hanno messo in crisi simboli e riti di appartenenza del passato nella nostra società. Vedi: A. Bonomi. Il trionfo della moltitudine. Forme e conflitti della società che viene. Torino: Boringhieri, 1996. Citato in M. Henninger, Post-Fordist Heterotopias: Regional, National, and Global Identities in Contemporary Italy, in «Annali d’Italianistica», n. 24, 2006, p. 181. 2 Per la differenza tra i concetti di "nationalism" o "national identity" e quelli di "national specificity" o "specific cultural formation", si veda: P. Willemen, The National Revisited, in Theorising National Cinema, V. Vitali e P. Willemen (a cura di), London, BFI, 2006, pp. 29-43. 3 Un libro molto influente negli anni Novanta in Francia fu proprio La misère du monde (1993) del sociologo Pierre Bourdieu che raccoglieva testimonianze di problemi sociali e lavorativi. Il pensiero e l’impegno di Bourdieu avevano messo pure in luce i limiti del neoliberismo e dei discorsi che legittimano la "globalizzazione". Per le connessioni tra il cinema francese contemporaneo e il pensiero di Bourdieu si veda: M. Wayne, The Politics of Contemporary European Cinema. Histories, Borders, Diasporas, Bristol, Intellect, 2002, pp. 57 e segg.). 4 Come spiega Martine Danan, il cinema di banlieue, «with little-known or sometimes non- professional actors has revived a form of realism and social consciousness often neglected since the New Wave. Films [...] often aim at a harsh social commentary about characters beset with problems of unemployment, violence and racism in provincial settings or underprivileged environments, especially suburbs [...]». M. Danan, National and Postnational French Cinema, in Theorising, cit, p.179. 5 Il pregio di Ressources Humaines è di riportare «class conflict back into the public visibility» e «having underlined how corporeal struggle had become effectively detached from voice of collective resistance, it then works to bring the two back together [...] the struggle [...] takes on a collective, public and discursively mediated form». M. O’Shaughnessy, The New face of Political Cinema. Commitment in French Film since 1995, New York, Berghahn, 2007, pp. 125-126. 6 «La legislazione italiana vigente in tema di mobbing è variopinta nel senso che non esiste una lex specialis all’uopo stilata per combattere tale fenomeno, ma esistono delle norme introdotte per contrastare taluni specifici comportamenti che sono utilizzate anche per il Mobbing. Così si può trarre una fonte legislativa per stigmatizzare il Mobbing dalla normativa relativa ai doveri del pubblico dipendente, oppure dallo Statuto dei Lavoratori ed in particolare quelle che sanzionano la discriminazione politica, religiosa, sessuale; oppure quella che punisce l’abuso di potere o che riconosce il principio del Neminem laedere (art. 2043 C.C.) o limita il Ius variandi del datore di lavoro (art. 2103 C.C.). Si tratta comunque di applicazioni teoretiche che la giurisprudenza sfrutta per fondare le proprie decisioni in contrasto al Mobbing. Da più parti si è levata, quindi, la protesta nei confronti del legislatore, affinché si adoperi per promulgare una legge specifica che definisca il Mobbing, le parti coinvolte nel fenomeno, le casistiche e soprattutto le modalità di contrasto, incluse le opportune sanzioni pecuniarie e, perché no, penali», <http:// www. uniroma1. it/ organizzazione/ comitati/ mobbing/ normativa.php> (20 giugno 2009). 7 Da «Rassegna sindacale», n. 6, 12-18 febbraio 2004, <http:// www. rassegna. it/ 2004/ lavoro/ articoli/ mobbing.htm> (20 giugno 2009). 8 B. Luciano ha fornito una dettagliata analisi del film di Comencini in Mobbing: A Cinematic Indictment of Psychological Violence Against Women in the Workplace, in S. MacDonald e S. Scarparo (a cura di), Violent Depictions: Representing Violences Across Cultures, Cambridge, Cambridge Scholars Press, 2006, pp. 90-104. Luciano considera il mobbing alla stregua di una forma di violenza contro la donna: «Mobbing is a call to arms to all women to find the strength to rise up and fight to liberate themselves from the position of victims of violence and to regain their subjectivity» (p. 102). 9 Tale analisi ovviamente si inserisce nel solco di una ricca tradizione filosofica. Tra gli altri si veda E. Balibar, La crainte des masses, Paris, Galilée, 1997. 10 «La nozione di violenza oggettiva assunse una nuova forma con il capitalismo. È troppo semplicistico proclamare che lo spettro di questo mostro autogenerantesi e che prosegue il suo cammino senza tenere in considerazione qualsivoglia preoccupazione umana o ambientale sia un’astrazione ideologica e che dietro a questa astrazione vi siano persone reali [...]. Il problema è che questa "astrazione" vige non solo nell’errata percezione della realtà sociale da parte dei nostri speculatori finanziari, ma essa è "reale" precisamente nel senso che determina la struttura dei processi sociali materiali: il destino di interi strati di popolazione, e a volte di interi paesi, può essere deciso dalla danza solipsistica delle speculazioni di capitali, la quale persegue il suo scopo di raggiungere il profitto totalmente indifferente rispetto a quanto il suo movimento sia in grado di influenzare la realtà sociale. [...] Qui risiede la fondamentale violenza sistemica del capitalismo, molto più perturbante di ogni violenza diretta precapitalistica di tipo socio-ideologico: questa violenza non si può più attribuire a individui concreti e alle loro "cattive" intenzioni, ma è puramente "oggettiva", sistemica, anonima». S. Žižek, Violence. Six Sideways Reflections, New York, Picador, 2007, pp. 12-13. 11 Come scrive M.P. Wood, nell’Europa contemporanea «individuals’ conception of their identity are rendered more complex through experience of other gender, ethnic and racial identities either on their home territory or through the experience of deterritorialization and constant exposure to global institutions, events and movements». M.P. Wood, Contemporary European Cinema, London, Hodder Arnold, 2007, p. XVII. La deterritorializzazione tipica del mondo contemporaneo produce instabilità in quanto essa «brings laboring populations into lower-class sectors and spaces of relatively wealthy societies». A. Appadurai, Disjuncture and difference in the global cultural economy, in M. Featherstone (a cura di), Global Culture: Nationalism, Globalization and Modernity, London, Sage, 1999, pp. 295-310, citato da Wood, cit., p. XVII. Bollettino '900 - Electronic Journal of '900 Italian Literature - © 2009 <http://www3.unibo.it/boll900/numeri/2009-i/Colleoni.html> Giugno-dicembre 2009, n. 1-2 |